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Capponi

“Fare ” capponi era un’esigenza nelle campagne dettata dal fatto che avere più di un gallo nel pollaio era considerato “uno spreco”, poiché la carne del gallo era dura e immangiabile, a causa della grande vitalità e dispendio di energie che non gli permettevano di ingrassare. L’allevamento dei capponi nell’Oltrepò mantovano si concentra in particolare in questa zona.

Dice Bartolomeo Stefani: “Sono lodevoli tutti i Capponi, così di campagna, come rinchiusi in gabbia, [...] ma io stimo più assai quelli di campagna, e mentre non manchi ad essi il cibo, riescono più gustosi, e di maggiore sostanza de gli altri, come in molte occasioni l’esperienza mi ha dimostrato. La ragione può essere, perché i Capponi di campagna s’affaticano, camminando, e svolazzando qua e là, ma però gli uni, e gli altri sono buoni, e fra gli animali i più sostanziosi”. Ancora oggi i capponi migliori sono quelli lasciati liberi di razzolare e nutriti esclusivamente a base vegetale, inoltre l’ultimo mese, per rendere le carni ancora più gustose, viene dato un impasto a base di farina di mais, crusca e farina di soia. Il cappone è il classico piatto delle feste natalizie e non dovrebbe mancare mai nemmeno quando si ha l’influenza: il gustosissimo brodo di cappone pare abbia proprietà taumaturgiche.

Proprietari dell' Agriturismo "Le caselle".

Foto dei Capponi.