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Museo dell'Emigrato

Magnacavallo e il basso mantovano hanno subito, dall’ultima parte del XIX secolo fino alla prima Guerra Mondiale e oltre, una forte emigrazione verso il Brasile, l’Argentina, il Costarica, l’Australia e, non ultimo, verso le zone industrializzate dell’alta Lombardia. Nel l'inaugurazione del “Monumento all’Emigrato” e Magnacavallo è diventata “capitale morale dell’emigrazione mantovana”.

Magnacavallo e il basso mantovano hanno subito, dall’ultima parte del XIX secolo fino alla prima Guerra Mondiale e oltre, una forte emigrazione verso il Brasile, l’Argentina, il Costarica, l’Australia e, non ultimo, verso le zone industrializzate dell’alta Lombardia. Nel 1990 è stato inaugurato il “Monumento all’Emigrato”e nel 2004 il Comune ha istituito un museo dedicato interamente a questo tema. Il museo raccoglie atti, documenti, testimonianze, fotografie storiche e celebrative, tavole genealogiche e oggettistica relativa all’emigrazione. Questi avvenimenti hanno consacrato Magnacavallo “capitale morale dell’emigrazione mantovana”. Alla fine degli anni Ottanta molti discendenti di emigrati tornarono nei paesi di origine in cerca di documenti necessari a riottenere la cittadinanza italiana. Scaturirono contatti e viaggi di fraternizzazione e l’8 settembre 1990 fu inaugurato il monumento, il cui bronzo è opera del Prof. Evandro Carpeggiani.

Museo dell'Emigrato di Magnacavallo

Lombardia

Pochi sanno che la Lombardia, come altre regioni italiane, è stata terra di emigrazione. Tra il 1880 e il 1920 emigrarono ben 2 milioni di lombardi e da ricerche effettuate si ipotizza che circa il 20% fossero mantovani. Una presenza, quella virgiliana, concentrata all’inizio soprattutto in Brasile, Argentina e Costarica e, a seguire, in Australia, Venezuela, Stati Uniti e Canada. Si possono ipotizzare fino a 600.000 discendenti di mantovani in tutto il mondo e almeno 500.000 lombardi con cittadinanza italiana e residenti all’estero.